PRP e fattori di crescita piastrinici

di Roberto Albanesi

PRP è un acronimo dei termini inglesi Platelet Rich Plasma; con tale locuzione, traducibile con plasma ricco di piastrine, ci si riferisce a una sostanza gelatinosa (gel piastrinico) che viene ottenuta tramite una metodica particolare. Com’è noto, le piastrine sono uno dei principali costituenti cellulari del sangue e vengono prodotte dal midollo osseo; la loro importanza è dovuta principalmente al fatto che, aderendo fra loro, favoriscono i processi di coagulazione del sangue in presenza di emorragie, traumi o ferite. Responsabili di tali processi riparativi sono i cosiddetti fattori di crescita piastrinici (Pdgf, Tgf-β, Igf I/II, Fgfb, EGF). I coaguli che si formano in condizioni normali sono composti dal 95% di eritrociti (i globuli rossi), 4% di piastrine e 1% di leucociti (i globuli bianchi); il PRP invece è un gel in cui la percentuale di piastrine è elevatissima (95%), mentre ridotte sono le percentuali di globuli rossi (4%) e globuli bianchi (1%); il PRP è quindi una sostanza ricchissima di fattori di crescita piastrinici.  

Vista l’alta presenza di fattori di crescita piastrinici, il PRP è in grado di stimolare una rigenerazione tissutale molto più rapida del normale. 

Il PRP viene utilizzato in molti settori della medicina e negli ultimi anni gli impieghi di tale sostanza sono decisamente aumentati; il PRP viene utilizzato, per esempio, in chirurgia maxillo-facciale, nel trattamento delle ulcere vascolari e diabetiche, nella cura delle piaghe da decubito, in ambito cardiochirurgico per accelerare la rimarginazione delle ferite, in ortopedia per accelerare il processo di guarigione delle fratture e anche quando si effettuano applicazioni di protesi.  Il PRP viene inoltre utilizzato anche nell’ambito della chirurgia estetica. 

PRP, fattori di crescita piastrinici e spesa sociale

Il PRP viene ottenuto prelevando del sangue dal soggetto che deve essere trattato; dopo il prelievo il sangue viene sottoposto a processi di centrifugazione e separazione cellulare dando origine alla nuova sostanza molto più ricca di piastrine.

Una volta che il gel è stato ottenuto viene applicato sulle lesioni la cui guarigione avverrà con tempi più rapidi di quelli che sono riscontrabili normalmente. Il PRP può essere congelato (a una temperatura di -40 °C) e riutilizzato in seguito; l’attivazione del PRP viene effettuata al momento in cui esso viene utilizzato; le sostanze impiegate per l’attivazione sono il calcio (sotto forma di cloruro o gluconato) e la batroxobina (un enzima ad attività procoagulante). 

Fra i vantaggi principali del PRP vi sono la sicurezza (il sangue viene prelevato dallo stesso paziente che lo utilizzerà – PRP autologo – e quindi viene evitato il rischio di contrarre patologie trasmissibili come, per esempio, le epatiti) e il fatto che la sua produzione non è particolarmente costosa, in particolar modo se si raffrontano i costi che devono essere sostenuti in caso di produzione di tessuti artificiali.  

Nonostante la sicurezza nell’utilizzo e il costo relativamente contenuto, non sono ancora molte le strutture sanitarie che trattano lesioni croniche (per esempio le piaghe da decubito) utilizzando questa metodologia. 

Sono già diversi anni che il PRP viene utilizzato in svariati settori della medicina, anche se è solo da relativamente poco tempo che esso ha ottenuto una certa notorietà. 

Dopo che si era osservato che il PRP aveva una certa efficacia nel favorire i processi di rigenerazione ossea (uno dei campi in cui il gel piastrinico è stato utilizzato inizialmente) si è pensato di valutare la possibilità di utilizzare la stessa metodica anche in altri settori, indipendentemente dalla natura delle lesioni (traumi, problemi vascolari, diabete ecc.) allo scopo di accelerare i processi di guarigione di queste ultime; ciò infatti avrebbe ottenuto un duplice scopo, uno di tipo terapeutico (guarigione più rapida) e un altro di tipo economico (minori costi di degenza); nel nostro Paese in effetti le spese annue che il Servizio Sanitario Nazionale sostiene per il trattamento dei malati affetti da problemi di tipo cronico (piaghe da decubito, varici, diabete ecc.) sono decisamente superiori a quelle sostenute in altri Paesi della comunità Europea; stime recenti quantificano queste spese annue in circa 850 milioni di euro. 

L’utilizzo ad ampio raggio delle terapie a base di PRP potrebbe quindi portare notevoli vantaggi a livello economico, senza contare il fattore più importante, ovvero l’innalzamento del livello di qualità di vita del soggetto affetto da problemi di tipo cronico.  

I meccanismi di azione dei fattori di crescita piastrinici

I meccanismi di azione del PRP non sono ancora perfettamente noti, ma si ritiene siano legati a un rilascio lento e continuo dei fattori di crescita presenti in abbondanza nel gel piastrinico. 

Analizziamo brevemente i meccanismi dei fattori di crescita piastrinici più noti. 

Pdgf – Il Pgdf (Platelet derived growth factor) ha azione mitogena (induce la mitosi, ovvero la replicazione cellulare) e angiogenetica, coordina inoltre l’azione degli altri fattori di crescita. 

Tgf-β – Il Tgf-beta (Transforming growth factor-beta) è una proteina che svolge numerose funzioni fra cui quella di stimolazione di osteoblasti e fibroblasti e quella di inibizione degli osteoclasti. 

Igf I/II – L’Igf I e l’Igf II (Insulin-like growth factor I/II) agiscono stimolando l’aumento della produzione degli osteoblasti e agendo sui precursori di questi ultimi; stimolano inoltre la deposizione della matrice ossea.

Fgfb – L’Fgfb (Fibroblast growth factor basic) agisce stimolando la migrazione dei fibroblasti e la sintasi di collagene. È il fattore di crescita che riveste più interesse nell’ambito della medicina estetica. 

EGF – L’EGF (Epidermal growth factor) agisce stimolando le cellule mesenchimali ed epidermiche.